La chiesa di San Bernardo di Faedo: le origini

di Massimo Romeri


Grazie agli antichi documenti che la riguardano, veniamo a conoscenza che la piccola chiesa di San Bernardo era già dal XV secolo dedicata anche a Maria Maddalena; vi era un fonte battesimale e nelle sue immediate vicinanze venivano seppelliti i morti.
Quando nel Quattrocento San Bernardo venne costruita, la parrocchia da cui dipendeva era quella di San Giorgio a Montagna. Il diritto di seppellire i morti e di battezzare in loco era stato garantito per la difficoltà che gli abitanti di Faedo avevano nel raggiungere la chiesa matrice di San Giorgio, soprattutto durante i mesi invernali.
Lungo il secolo la popolazione delle due frazioni crebbe: intorno al 1470 si dovette arrivare alle 350 unità circa. Il 25 maggio 1490 si ottenne una separazione dalla parrocchia di Montagna, ma la vicinanza (riunione dei capifamiglia e dei notabili) non si curò di nominare un beneficiale: l’autonomia decadde e solo il 30 agosto di quell’anno, su esplicita richiesta del curato di San Giorgio, un nuovo prete venne investito del beneficio di San Bernardo.
Perché quindi gli abitanti di Faedo non riuscirono a mantenere l’indipendenza della loro parrocchia? L’autonomia non raggiunta e la continua successione di preti dipesero da alcuni fattori: la popolazione locale aveva difficoltà nel mantenere un sacerdote, e l’indipendenza di San Bernardo dalla chiesa di Montagna significava per gli abitanti dover mantenere un curato e una chiesa per l’intero arco dell’anno. L’economia del luogo era essenzialmente basata sulla pastorizia, le proprietà dei pascoli erano estese a più fuochi o all’intera comunità e pochi erano i beni immobili sparsi su un territorio relativamente vasto, molti invece gli spostamenti legati alle transumanze e, di conseguenza, pochi erano i beni trasportabili. Poco il denaro che circolava tra questi pastori e scarsi anche i prodotti dell’agricoltura. Come poteva allora un’economia del genere mantenere una parrocchia?
Se le dispute sui confini tra il territorio di Albosaggia e quello di Faedo dureranno decenni (si hanno atti del 1529, 1582, 1586, 1587, 1593, eccetera), i notai che stileranno quegli atti, come molti dei preti che celebreranno a San Bernardo, saranno proprio di Albosaggia. San Bernardo e Gaggio continuano per tutto il XVI secolo ad essere due piccole frazioni, il Vescovo Ninguarda negli atti della sua visita pastorale del 1589 definirà Faedo un vicus, cioè un piccolo villaggio rurale con poche case e una piccola chiesa. Circa 300 abitanti che per la loro “povertà faticavano a mantenere un sacerdote proprio”.
La chiesa di San Bernardo venne costruita in un momento in cui i passi della valle di Arigna e quelli accessibili da Ambria dovettero essere funzionali alle politiche commerciali di Milano e di Venezia. Se la posizione della strada principale per percorrere il lato orobico della Valtellina era ben più alta di quella attuale, a mezza costa, il passaggio da San Bernardo (e prima ancora dai porti fluviali di Albosaggia e Faedo piano) per accedere a questi passi orobici dovette essere uno dei più naturali. Naturale anche che lungo l'itinerario della val Venina si incontrassero scavi per la raccolta del ferro e di altri minerali, attività che già nel XVI secolo subirono, a causa della politica repressiva della Serenissima, una drastica diminuzione.
In anni subito successivi alla battaglia di Delebio del 1432, in cui milanesi e veneziani si fronteggiavano per il possesso della Valle dell'Adda, e alcuni abitanti di Faedo si unirono all'esercito di Filippo Maria Visconti duca di Milano, la piccola chiesa subì un intervento decorativo importante.
E' l'Ultima Cena, ricomparsa grazie agli attuali restauri, dipinta da un maestro con una formazione tardogotica memore delle imprese di Pisanello, degli Zavattari, forse non troppo distante dal cantiere milanese del Duomo in cui lavora, tra gli altri, Michelino da Besozzo.
I riferimenti locali sono soprattutto iconografici: nell'Ultima Cena in San Barnaba a Villa di Chiavenna, nell'Ultima Cena in SS. Pietro e Gregorio a Villapinta − entrambe databili tra la fine del XIV e i primissimi anni del secolo successivo.
L'Ultima Cena di San Bernardo, seppur menomata sul lato più orientale e molto abrasata, dimostra una qualità piuttosto alta, soprattutto nel confronto con la presunta povertà figurativa della Valtellina di quegli anni.
«Or uno dei suoi discepoli, quello da Gesù prediletto, stava appoggiato sul petto di lui. A questo fa cenno Simon Pietro per dire: “Domanda di chi parla”. Ed egli, appoggiato così sul petto di Gesù domandò: “Signore, chi è?” Gesù gli rispose: “E' quello a cui darò un pezzetto di pane intinto”. Poi intinto un pezzetto di pane, lo diede a Giuda di Simone Iscariota. Appena preso il boccone, Satana entrò in lui.»
A questi versetti del Vangelo di Giovanni (13, 23-27) si è attenuto il pittore.
Alla ripresa esatta del racconto evangelico si accompagnano le soluzioni estetiche del gotico internazionale, e della sua declinazione lombarda: eleganza dei panneggi, dolcezza dei volti, figure allungate e serpentinate, preziosità negli accostamenti di colore.
Se qualche ingenuità rimane, ed è chiaramente individuabile, il pittore si dimostra capace impaginatore.
Nel Cinquecento la chiesa subì gli ultimi due interventi significativi della sua storia artistica: è messo un portale in pietra (1545) che forse, data la sproporzione e la differenza tra pilastri e architrave, è un pezzo di riutilizzo tolto ad un’altra facciata o, perché no, è riposizionato e sistemato un portale più antico; è inoltre commissionata una campagna decorativa all’interno.
Il pittore a cui possiamo attribuire il San Rocco affrescato sulla parete nord, a cui si affiancava un San Sebastiano oggi del tutto perduto, datato 1568, è Luigi Valloni.  Valloni, nato ad Albosaggia, collaborò col più noto Cipriano Valorsa per buona parte del secolo, visse a Ponte e lavorò in diversi luoghi della media Valtellina.
Nel 1610 venne consacrato un nuovo altare maggiore (perduto) dedicato ai santi Bernardo Abate e Maria Maddalena, in esso si inclusero le reliquie di diversi santi.
Nel 1629 il vescovo Carafino costituì definitivamente la parrocchia di Faedo svincolando San Bernardo dalla matrice di Montagna.
Intanto ci sarà un progressivo abbassamento altimetrico della popolazione, si costruirono nuovi insediamenti a quote più basse; solo nel 1692 sarà completata la nuova chiesa – la sua costruzione iniziò nel 1607 – sul dosso detto de plazo-maiore: dedicata a San Carlo, divenne la nuova parrocchiale.
San Bernardo come la vediamo oggi è il risultato della sovrapposizione di alcuni interventi architettonici: un’unica navata e una piccola e notevole conca absidale costruita su un disegno architettonico ancora medievale, a cui si aggiunge nel XVIII secolo una piccola sacrestia con volta a crociera; nel XIX secolo si costruisce il campanile.
Con un doveroso restauro, le pareti interne della chiesa potrebbero svelare altri affreschi nascosti per secoli, come il San Lorenzo gia in parte scoperto nella parete sud, o la Vergine con il Bambino individuato sul lato destro dell'arco trionfale, andando a precisare non solo la storia estetica della piccola chiesa, ma documentando anche una parte importante della storia dell'intero paese di Faedo.